Il segreto al di là della materia non è la Wahdatul Wujûd

IL MONDO ALL'INTERNO
DEL NOSTRO CERVELLO

CHE IL MONDO ABBIA ORIGINE NEL NOSTRO
CERVELLO È UN FATTO SCIENTIFICO

Noi tutti riconosciamo di fare esperienza di tutte le caratteristiche individuali del mondo attraverso i nostri organi sensoriali. Le informazioni che ci giungono attraverso tali organi sono trasformate in segnali elettrici, che le singole aree del nostro cervello poi analizzano ed elaborano. Dopo che questo processo di interpretazione ha avuto luogo nel nostro cervello, noi saremo in grado, per esempio, di vedere un libro, gustare una fragola, sentire l'odore di un fiore, percepire la consistenza di un manufatto di seta, o udire le foglie agitarsi nel vento.

Ci è stato insegnato che tocchiamo il tessuto che ricopre nostro corpo, che leggiamo un libro che è a 30cm di distanza da noi, che sentiamo l'odore di alberi che sono lontani da noi, che udiamo il movimento di foglie in alto sopra di noi. Tutto ciò, tuttavia, è nella nostra immaginazione. Tutte queste cose accadono nel nostro cervello.

A questo punto ci troviamo di fronte a un altro fatto sorprendente: non esistono, di fatto, colori, voci o immagini nel nostro cervello. I segnali elettrici sono tutto ciò che si può trovare nel nostro cervello. Questa non è una speculazione filosofica. È una semplice descrizione scientifica del funzionamento delle nostre percezioni. Nel libro Mapping The Mind (Mappare la mente), Rita Carter descrive così il modo in cui noi percepiamo il mondo:

Ognuno [degli organi sensoriali] si è adattato in modo complesso per poter entrare in relazione con il proprio tipo di stimolo: molecole, onde o vibrazioni. Ma la risposta non risiede in questo fatto, perché nonostante la loro meravigliosa varietà, ogni organo di senso esegue sostanzialmente lo stesso compito: traduce il suo particolare tipo di stimolo in impulsi elettrici. Un impulso non è che un impulso. Non è il colore rosso, né le prime note della Quinta Sinfonia di Beethoven - è un bit di energia elettrica. Di fatto, più che discriminare un tipo di input sensoriale da un altro, gli organi sensoriali li rendono in realtà più simili.

Tutti gli stimoli sensoriali, quindi, giungono al cervello sotto la forma, più o meno indifferenziata, di un flusso di impulsi elettrici creati dall'azione dei neuroni, a mo' di domino, lungo un determinato percorso. Ecco tutto ciò che accade. Non c'è nessun riconvertitore che a un certo stadio muti nuovamente questa attività elettrica in onde luminose o in molecole. Ciò che rende un flusso visivo e un altro olfattivo dipende, piuttosto, da quali neuroni sono stimolati.1

Viviamo la nostra intera esistenza all'interno del nostro cervello. Le persone che vediamo, i fiori che annusiamo, la musica che ascoltiamo, la frutta che gustiamo, il bagnato che sentiamo sulla mano... tutto ciò si costituisce nel nostro cervello. In verità, né i colori, né i suoni, né le immagini esistono nel nostro cervello. Le uniche cose che esistono nel cervello sono segnali elettrici. Ciò significa che viviamo in un mondo che prende forma dai segnali elettrici nel nostro cervello. Questa non è un'opinione o un'ipotesi, ma la spiegazione scientifica di come si percepisce il mondo.

 

In altre parole, tutte le nostre impressioni e percezioni del mondo (odori, rappresentazioni visive, sapori, ecc.) sono costituite dello stesso materiale, cioè di segnali elettrici. Inoltre, è il nostro cervello a dare un significato a tali segnali, e a interpretarli come sensi dell'olfatto, del gusto, della vista, dell'udito o del tatto. È straordinario che il cervello, costituito di carne umida, possa conoscere quale segnale elettrico deve essere interpretato come olfattivo e quale come visivo, e che possa trasformare lo stesso materiale in diverse sensazioni e impressioni.

Occupiamoci ora dei nostri organi sensoriali, e di come ognuno di essi percepisce il mondo.

Non sono i nostri occhi a vedere, ma è il nostro cervello

A causa dell'indottrinamento cui siamo soggetti nel corso della nostra vita, immaginiamo di vedere l'intero mondo con i nostri occhi. Finiamo quindi per concludere, di solito, che i nostri occhi siano le finestre che si aprono al mondo. La scienza, però, ci mostra che non vediamo attraverso i nostri occhi. I milioni di cellule nervose presenti negli occhi sono responsabili della comunicazione al cervello di un messaggio, come lungo un cavo elettrico, per far sì che il "vedere" abbia luogo. Se analizziamo le conoscenze che ci sono state fornite nella scuola superiore, diventa più facile capire la realtà della visione.

La luce che viene riflessa da un oggetto attraversa la lente dell'occhio e produce un'immagine rovesciata sulla retina, nella parte posteriore dell'occhio. Dopo alcune operazioni chimiche portate a termine dai coni e dai bastoncelli presenti sulla retina, tale immagine diventa un impulso elettrico. Questo impulso è in seguito inviato attraverso le connessioni del sistema nervoso alla parte posteriore del cervello. Il cervello trasforma questa corrente in un'immagine tridimensionale provvista di significato.

TUTTO CIÒ CHE VEDIAMO E POSSEDIAMO È IN REALTÀ UN'IMMAGINE CHE PRENDE FORMA NEL NOSTRO CERVELLO

Per esempio, quando guardate i bambini giocare nel parco, non vedete i bambini e il parco con i vostri occhi, perché l'immagine di questa scena non si costituisce davanti ai vostri occhi, ma nella parte posteriore del cervello.

Nonostante la semplice spiegazione che abbiamo dato, in verità la fisiologia della visione è una operazione straordinaria. Senza fallo, la luce viene trasformata in segnali elettrici e, in seguito, questi segnali elettrici rivelano un mondo di colore, di luce, tridimensionale. R. L. Gregory, nel suo libro Occhio e cervello, riconosce questo fatto significativo, e spiega questa incredibile struttura:

Abbiamo piccole immagini rovesciate negli occhi, e vediamo oggetti concreti distinti nello spazio che ci circonda. Data la struttura della stimolazione sulla retina, noi percepiamo il mondo degli oggetti, e ciò è proprio un miracolo.2


Una persona che guarda un bambino giocare con una palla non lo vede in realtà con i suoi occhi. Agli occhi va attribuita solo la trasmissione della luce alla parte posteriore degli occhi. Quando la luce raggiunge la retina, su questa prende forma una scena capovolta e bidimensionale del bambino. In seguito questa scena con il bambino è trasformata in corrente elettrica, che viene poi trasmessa al centro della visione nella parte posteriore del cervello, dove la figura del bambino è vista perfettamente in tre dimensioni. Chi allora vede con perfetta chiarezza la figura del bambino in tre dimensioni nella parte posteriore del cervello? Chiaramente, l'entità con cui abbiamo a che fare è l'Anima, un essere al di là del cervello.

Tutti questi fatti ci portano alla stessa conclusione. Nel corso della nostra vita, presumiamo sempre che il mondo esista al di fuori di noi. Il mondo, però, è dentro di noi. Sebbene pensiamo che il mondo si estenda fuori di noi, esso è nella parte più piccola del nostro cervello. Per esempio, il dirigente di un'azienda può pensare che l'edificio della compagnia, la sua auto nel parcheggio, la sua casa sulla spiaggia, il suo yacht, e tutte le persone che lavorano per lui, i suoi avvocati, la sua famiglia, e i suoi amici, siano al di fuori del suo corpo. Tutte queste cose, però, non sono che mere immagini che si sono costituite nel suo cranio, in una piccolissima parte del suo cervello.

Egli ne è inconsapevole e, anche se lo sapesse, non si prenderebbe il disturbo di pensarci. Se, in piedi orgoglioso accanto alla sua lussuosa auto ultimo modello, il vento soffiasse un po' di polvere o un piccolo oggetto nei suoi occhi, lui potrebbe delicatamente fregarsi dove gli prude, aprire gli occhi e notare che gli "oggetti materiali" che aveva visto si sono capovolti o mossi verso i lati. Potrebbe allora rendersi conto del fatto che gli oggetti materiali visti nell'ambiente non sono stabili.

 

TUTTE LE COSE CHE VEDIAMO E POSSEDIAMO SONO IN REALTÀ IMMAGINI CHE HANNO PRESO FORMA NEL NOSTRO CERVELLO


Quando una persona si strofina un occhio, vede l'immagine della sua auto muoversi su e giù. Questo prova che l'osservatore non vede la macchina reale in sé, ma l'immagine di essa nel cervello.

Ciò dimostra che ogni persona nel corso della propria vita vede tutto all'interno del proprio cervello, e che non è possibile entrare in contatto con quei particolari oggetti materiali che si suppone siano la causa delle proprie esperienze. Le immagini che vediamo sono copie, nel nostro cervello, di oggetti che presumiamo esistano al di fuori di noi. Non siamo in grado di sapere fino a che punto tali copie assomiglino agli originali, né tantomeno se gli originali esistano.

Sebbene il professore di psichiatria tedesco Hoimar Von Ditfurth sia un materialista, riconosce questo fatto concernente la realtà scientifica:

Non ha importanza come poniamo il dibattito, il risultato non cambia. Ciò che sta di fronte ai nostri occhi nella sua pienezza e ciò che vedono i nostri occhi non è il "mondo". È solo un'immagine, una somiglianza, una proiezione la cui associazione con l'originale può essere discussa.3

Per esempio, quando si osserva la stanza in cui si è seduti, ciò che si vede non è la stanza al di fuori, ma una copia della stanza che esiste nel proprio cervello. Non si potrà mai percepire la stanza originale mediante i propri organi sensoriali.

Come può un'immagine luminosa e colorata apparire nel buio del tuo cervello?

C'è un altro fatto che non dovrebbe essere trascurato; la luce non può attraversare il cranio. L'area fisica in cui il cervello si trova è completamente buia, e la luce non ha la possibilità di penetrarvi. Però, per quanto possa apparire incredibile, è possibile osservare un mondo luminoso e colorato in questa completa oscurità. La bellezza naturale, piena di colore, i paesaggi luminosi, tutti i toni del verde, i colori della frutta, le forme dei fiori, la luminosità del sole, le persone che camminano in una strada trafficata, le auto veloci nel traffico, i vestiti in un centro commerciale - tutto ciò è creato nel buio del cervello.

NELL'OSCURITÀ DEL NOSTRO CERVELLO VEDIAMO UN MONDO LUMINOSO



L'interno del cervello è completamente buio. La luce non raggiunge l'interno del cervello.

Immagina un barbecue acceso davanti a te. Puoi sederti e guardare il fuoco a lungo, ma per tutto il tempo, il tuo cervello non entra in nessun modo in relazione con la luce, la luminosità o il calore originali del fuoco. Persino quando ne senti il calore e ne vedi la luce, l'interno del tuo cervello rimane buio e mantiene una temperatura costante. È un assoluto mistero che, nell'oscurità, i segnali elettrici si mutino in immagini colorate e luminose. Chiunque ci pensi a fondo sarà stupefatto da questo fenomeno meraviglioso.

"IMMAGINI COPIA" ESTREMAMENTE REALISTICHE CHE SI COSTITUISCONO NEL CERVELLO

Materiale che costituisce gli occhi (a destra). Alcuni parti che costituisce una tv (a sinistra).
Come si può vedere anche da questo confronto, nonostante le decine di anni d'impegno, non si è riusciti a fornire una visione che abbia la stessa nitidezza e alta qualità della visione di un occhio. Il tuo occhio, però, che è composto solo di proteine, lipidi e acqua, crea ciò che non si è riusciti a fare dando forma a un'immagine molto realistica. È una nitidezza talmente perfetta che tutti pensano che l'immagine che vedono sia l'originale. Non riescono a rendersi conto del fatto che tutto ciò che vedono in realtà si costituisce nel cervello. Anche se non vedono l'originale, sono convinti di osservare un'immagine reale, perché la qualità dell'immagine che si costituisce nel cervello è perfetta. L'unica cosa che vede l'immagine è l'anima che Dio soffiò dal Suo spirito all'uomo, non sono le proteine, le molecole o gli atomi del cervello.

Anche la luce si forma nel nostro cervello

Nel discutere ciò che la scienza ha scoperto sulla visione, abbiamo parlato del fatto che la luce che riceviamo dall'esterno dà origine all'attività delle cellule dell'occhio, e che tale attività costituisce una struttura da cui emergono le nostre esperienze visive. C'è, però, un altro fatto che dobbiamo discutere: la luce, come la percepiamo, non è fuori dal nostro cervello. Anche la luce che conosciamo e comprendiamo, si forma all'interno del nostro cervello. Ciò che chiamiamo luce nel mondo esterno, che si suppone sia fuori dal nostro cervello, consiste di onde elettromagnetiche e particelle di energia chiamate fotoni. Quando queste onde elettromagnetiche o fotoni giungono alla retina, la luce, quella di cui abbiamo esperienza, inizia ad avere origine. Questo è il modo in cui la luce è descritta in termini fisici:

Il termine "luce" è usato per indicare onde elettromagnetiche e fotoni. Lo stesso termine è usato in fisiologia, a indicare l'impressione di cui una persona fa esperienza quando le onde elettromagnetiche e i fotoni colpiscono la retina dell'occhio. Sia in termini oggettivi che in termini soggettivi, la "luce" è una forma di energia che ha origine nell'occhio di una persona, e di cui una persona diventa consapevole attraverso la retina per gli effetti della visione.4

Di conseguenza, la luce nasce come risultato degli effetti causati in noi dalle onde elettromagnetiche e dalle particelle. In altre parole, non c'è una luce fuori dal nostro corpo che crea la luce nel nostro cervello. C'è solo energia. E quando questa energia entra in contatto con noi, vediamo un mondo colorato, splendente, pieno di luce.

Anche i colori hanno origine nel nostro cervello

Sin dalla nascita entriamo in relazione con un ambiente colorato e vediamo un mondo colorato. Non c'è però un singolo colore nell'universo. I colori prendono forma nel nostro cervello. All'esterno ci sono solo onde elettromagnetiche con diverse ampiezze e frequenze. Ciò che entra in contatto con il nostro cervello è l'energia prodotta da queste onde, che noi chiamiamo "luce", sebbene essa non sia la luce che conosciamo come splendente e luminosa. Essa è pura e semplice energia. Quando il nostro cervello interpreta questa energia misurando le diverse frequenze delle onde, vediamo i "colori". In verità, il mare non è blu, l'erba non è verde, il terreno non è marrone e i frutti non sono colorati. Essi appaiono così per il modo in cui li percepiamo nel nostro cervello. Daniel C. Dennett, noto per il suoi libri sul cervello e sulla coscienza, riassume questo fatto universalmente accettato:

Il giudizio comune è che la scienza moderna ha eliminato il colore dal mondo fisico, sostituendolo con radiazioni elettromagnetiche, prive di colore, di varie lunghezze d'onda.5

TUTTI I COLORI PRENDONO FORMA NEL NOSTRO CERVELLO
NON CI SONO COLORI NEL MONDO ESTERNO


Non ci sono colori nel mondo esterno. I colori prendono forma solo negli occhi e nel cervello dell'osservatore. Nel mondo esterno esistono solo pacchetti di energia di varie lunghezze d'onda. Sono i nostri cervelli a trasformare questa energia in colori.

In Il cervello e le sue meraviglie, R. Ornstein e R. F. Thompson hanno descritto così il modo in cui i colori prendono forma.

l "colore" in sé non esiste nel mondo; esiste solo nell'occhio e nel cervello di colui che vede. Gli oggetti riflettono tante diverse lunghezze d'onda della luce, ma queste onde luminose non hanno in sé colore.6

Non vi è né luce né colore all'esterno dei nostri cervelli. I colori e la luce prendono forma nel nostro cervello.

Sulla retina dell'occhio, esistono tre gruppi di coni, ognuno dei quali reagisce a diverse lunghezze d'onda della luce. Il primo di questi gruppi è sensibile alla luce rossa, il secondo alla luce blu e il terzo alla luce verde. Diversi livelli di stimolazione a ognuno dei tre insiemi di coni danno origine alla nostra capacità di vedere un mondo pieno di colore, in milioni di tonalità diverse.

Per capire la ragione di questo fatto, dobbiamo analizzare il modo in cui vediamo i colori. La luce proveniente dal sole giunge a un oggetto, e ogni oggetto riflette la luce in onde di diverse frequenze. Questa luce di frequenza variabile giunge all'occhio. (si ricordi che il termine "luce" usato qui si riferisce in realtà alle onde elettromagnetiche e ai fotoni, non alla luce che prende forma nel nostro cervello). La percezione del colore inizia nei coni della retina. Sulla retina ci sono tre tipi di coni, ognuno dei quali reagisce a diverse frequenze della luce. Il primo gruppo è sensibile alla luce rossa, il secondo è sensibile alla luce blu e il terzo è sensibile alla luce verde. Per ogni diverso livello di stimolazione di questi gruppi di coni, si costituiscono milioni di colori diversi. La luce che giunge ai coni, però, non può costituire i colori di per sé. Come spiega Jeremy Nathans della John Hopkins Medical University, le cellule dell'occhio non formano i colori:

Tutto ciò che un singolo cono può fare è catturare la luce e dire qualcosa sulla sua intensità. Non dice nulla riguardo al colore.7

Grazie alla creazione perfetta di Dio, vediamo i segnali elettrici come un mondo luminoso, pieno di colore, fatto di milioni di sfumature di colore, e traiamo godimento da ciò che vediamo. Questo è un miracolo straordinario che deve essere attentamente preso in esame.

I coni trasformano l'informazione che ricevono sui colori in segnali elettrici grazie ai loro pigmenti. I neuroni connessi con tali cellule trasmettono questi segnali elettrici a un'area speciale del cervello. Il luogo dove, nel corso della nostra vita, vediamo un mondo pieno di colore, è questa area specializzata del cervello.

Ciò dimostra che non ci sono colori o luce al di là del nostro cervello. C'è solo energia che si diffonde sotto forma di onde elettromagnetiche e particelle. Sia il colore che la luce esistono nel nostro cervello. Noi non vediamo, in realtà, una rosa rossa come rossa semplicemente perché è rossa. L'interpretazione, da parte del nostro cervello, dell'energia che perviene ai nostri occhi, ci porta a percepire che la rosa è rossa.

Nella figura sopra, l'area verde sulla sinistra sembra scura mentre l'area verde sulla destra sembra più chiara. Di fatto, le tonalità di entrambi i verdi, come è mostrato in basso, sono esattamente le stesse. I colori rosso e arancione vicino alle bande verdi ci ingannano e ci fanno credere che i due verdi siano di diverse tonalità. Questo ancora una volta mette in luce il fatto che non vediamo il mondo materiale originale, ne vediamo solo la nostra interpretazione nel nostro cervello.

Il daltonismo è prova del fatto che i colori prendono forma nel nostro cervello. Una piccola lesione della retina può causare il daltonismo. Una persona che soffre di daltonismo non è in grado di distinguere il rosso dal verde. Se un oggetto esterno è dotato o meno di colore non ha importanza, perché la ragione per cui noi vediamo gli oggetti colorati non è il loro essere colorati. Ciò ci porta alla conclusione che tutte le qualità che noi pensiamo appartengano all'oggetto non sono nel mondo esterno, ma nel nostro cervello. Tuttavia, dal momento che non saremo mai in grado di andare al di là delle nostre percezioni e di entrare in contatto con il mondo esterno, non potremo mai neppure provare l'esistenza di materia e colori. Il famoso filosofo Berkeley, riconosce questo fatto con le parole che seguono:

Se le stesse cose possono essere rosse e calde per alcuni e il contrario per altri, ciò significa che siamo sotto l'influenza di idee erronee, e che le "cose" esistono solo nel nostro cervello.8

TUTTI I SUONI PRENDONO FORMA NEL NOSTRO CERVELLO
NON CI SONO SUONI NEL MONDO ESTERNO

Sentiamo ogni tipo di suono nel nostro cervello

Anche il processo uditivo opera in un modo simile a quello visivo. In altre parole, sentiamo i suoni nel nostro cervello nello stesso modo in cui percepiamo la visione del mondo esterno nel nostro cervello. L'orecchio cattura i suoni intorno a noi e li trasmette all'orecchio medio. L'orecchio medio amplifica le vibrazioni sonore e le porta all'orecchio interno. L'orecchio interno trasforma queste vibrazioni sonore in segnali elettrici, sulla base della loro frequenza e intensità, e poi le trasmette al cervello. Questi messaggi all'interno del cervello vengono poi trasferiti all'area uditiva, dove i suoni vengono interpretati. Perciò, il processo uditivo ha luogo nel centro dell'udito essenzialmente nello stesso modo in cui il processo visivo ha luogo nel centro della visione.


L'orecchio esterno cattura le onde sonore e le trasmette all'orecchio medio. Questo amplifica tali suoni e li trasmette all'orecchio interno. Questo, a sua volta, converte i suoni in segnali elettrici sulla base della loro intensità e frequenza e poi li manda al cervello.

I suoni reali non esistono quindi al di fuori del nostro cervello, anche se ci sono vibrazioni fisiche che chiamiamo onde sonore. Queste onde sonore non vengono trasformate in suoni all'esterno o all'interno delle nostre orecchie, ma piuttosto nel nostro cervello. Come il processo visivo non è eseguito dai nostri occhi, così nemmeno le nostre orecchie operano il processo uditivo. Per esempio, quando si discorre con un amico o un'amica, se ne osserva l'immagine nel proprio cervello, e se ne sente la voce nel proprio cervello. Quando la scena prende forma nel cervello, si ha un forte senso delle tre dimensioni, e anche la voce dell'amico sarà udita con un simile senso di profondità. Per esempio, si potrebbe vedere l'amico a una grande distanza, oppure seduto alle proprie spalle; nello stesso modo se ne sente la voce come proveniente da lui, da un luogo vicino o da dietro. La voce dell'amico, però, non è lontana o alle spalle. È nel cervello.

La straordinarietà della reale natura del suono che si ode non è limitata a questo. Il cervello è in realtà isolato sia rispetto alla luce che rispetto al suono. Il suono, di fatto, non entra mai in contatto con il cervello. Perciò, malgrado il volume dei suoni uditi, l'interno del cervello è in realtà molto silenzioso. Si odono, però, dei rumori, delle voci per esempio, molto chiaramente nel cervello. Essi sono così distinti che una persona in salute li ode senza difficoltà o distorsioni. Si ode la sinfonia di un'orchestra nel proprio cervello, il quale è isolato acusticamente; si possono udire tutti i suoni in un ampio spettro di frequenze e decibel che va dal suono delle foglie al suono dei jet. Quando ci si reca a un concerto del proprio cantante preferito, i suoni bassi e alti che riempiono lo stadio intero si costituiscono nel profondo silenzio del cervello. Quando si canta da soli ad alta voce se ne ode il suono nel cervello. Se, in quel momento, si avesse però la possibilità di registrare il suono nel proprio cervello con un registratore, si udirebbe solo silenzio. Questo è un fatto straordinario. I segnali elettrici che giungono al cervello sono uditi nel proprio cervello come suoni, per esempio il suono di un concerto in uno stadio affollato.

SEBBENE LE PERSONE SUPPONGANO L'ESISTENZA DI UN MONDO MATERIALE AL DI FUORI DEL NOSTRO CERVELLO, LA LUCE, IL SUONO, E I COLORI NON ESISTONO; ESISTE SOLO L'ENERGIA

Nonostante sia stato scientificamente provato che tutte le nostre sensazioni prendono forma all'interno del nostro cervello, alcuni ancora sostengono che gli originali delle immagini che vediamo esistono fuori di esso. Non saranno mai in grado, però, di provare questa affermazione. Inoltre, sebbene pensino che la materia esista fuori dal loro cervello, come si è detto prima, la luce, il suono e i colori non esistono fuori dal nostro cervello. La luce esiste solo sotto forma di onde di energia e pacchetti di energia, e noi diventiamo consapevoli della luce solo quando questa colpisce la retina. Analogamente, non c'è nessun suono. Ci sono solo onde di energia. Il suono prene forma solo quando queste onde di energia raggiungono il nostro orecchio e sono in seguito trasmesse al nostro cervello. Non c'è nemmeno il colore, all'esterno. Quando diciamo "non c'è nessun colore" qualcuno potrebbe pensare a una scena in nero, bianco o grigio. Di fatto, anche questi sono colori. Nel mondo esterno al nostro cervello non esistono nemmeno il nero, il bianco e il grigio. Esistono solo onde di energia che variano in intensità e frequenza, e queste onde di energia sono convertite in colori solo tramite le cellule dell'occhio del cervello.

Il cervello è isolato sia rispetto al suono che rispetto alla luce. Perciò, anche se i rumori che udiamo sono alti, l'interno del nostro cervello è molto silenzioso. In questo silenzio, però, c'è una coscienza in grado di interpretare i segnali elettrici come una melodia che lui o lei amano, o come la voce di un amico o il suono del telefono.

La fisica quantistica è un'altra branca della scienza che mostra quanto le affermazioni a favore dell'esistenza della materia siano ingiustificate. La verità più importante scoperta dalla fisica quantistica, che lascia i materialisti senza parole, è che la materia è vuota al 99.9999999%. Nei suoi studi di fisica e psicologia, Peter Russell descrive spesso la coscienza umana. In un saggio adattato da un suo libro, From Science To God (Dalla scienza a Dio), Russell spiega così questa verità:

Si prendano, per esempio, le nostre idee per quanto riguarda la natura della materia. Per duemila anni si è pensato che gli atomi fossero piccole palline di materia solida - un modello chiaramente tratto dall'esperienza quotidiana. Poi, quando i fisici scoprirono che gli atomi sono composti di particelle più elementari, subatomiche (elettroni, protoni, neutroni e così via), il modello diventò quello di un nucleo centrale circondato da elettroni in orbita - di nuovo un modello basato sull'esperienza.

Un atomo può essere piccolo, un mero miliardesimo di un pollice, ma queste particelle subatomiche sono centinaia di migliaia di volte più piccole. Si immagini il nucleo di un atomo ingrandito fino ad avere la grandezza di un chicco di riso. L'intero atomo sarebbe allora della grandezza di uno stadio di football, e gli elettroni sarebbero altri chicchi di riso che svolazzano intorno agli stand. Come pose la questione il fisico inglese dell'inizio del ventesimo secolo, Sir Arthur Eddington "la materia è per la maggior parte spazio vuoto e spettrale" - 99.9999999 per cento spazio vuoto, per essere un po' più precisi.

Con l'avvento della teoria dei quanti, fu scoperto che anche queste stesse minuscole particelle subatomiche sono molto lontane dall'essere solide. Di fatto, non sono per nulla come la materia - almeno non sono nulla di simile alla materia come la conosciamo. Non possono essere individuate né misurate precisamente. Sono più come nuvole confuse di esistenza potenziale, senza una posizione chiara. Il più delle volte sembrano più onde che particelle. [Peter Russell, The Mystery of Consciousness and the Meaning of Light (Il mistero della coscienza e il significato della luce), 12 ottobre 2000.
http://www.arlingtoninstitute.org/futureedition/From_Science-To-God.htm]

Possiamo quindi vedere che, mentre molti sostengono che ciò che vedono nel loro cervello esiste fuori di loro, la scienza ci mostra che, al di là dei confini del nostro cervello, ci sono solo onde di energia e pacchetti di energia. Al di là del nostro cervello non ci sono né luce, né suono né colore. Inoltre, gli atomi e le particelle subatomiche che costituiscono un materiale sono in realtà gruppi slegati di energia. Ne risulta che sebbene alcuni credano nell'esistenza della materia, essa è fatta di spazio. In verità, Dio crea la materia attraverso un'immagine che possiede queste qualità.

Ogni odore si trova nel cervello

Se si chiedesse a qualcuno come sente gli odori intorno a lui, probablimente risponderebbe "con il mio naso". Questa risposta, però, non è quella corretta, anche se alcuni concluderebbero subito che sia la verità. Gordon Shepherd, un professore di neurologia dell'università di Yale, spiega perché ciò non è corretto: "Crediamo di sentire gli odori con il nostro naso, [ma] ciò è un po' come dire che udiamo con i lobi delle nostre orecchie"9


Il cervello è isolato sia rispetto al suono che rispetto alla luce. Perciò, anche se i rumori che udiamo sono alti, l'interno del nostro cervello è molto silenzioso. In questo silenzio, però, c'è una coscienza in grado di interpretare i segnali elettrici come una melodia che lui o lei amano, o come la voce di un amico o il suono del telefono.

Il nostro senso dell'olfatto funziona con un meccanismo analogo agli altri nostri organi sensoriali. Di fatto, l'unica funzione del naso è la sua capacità di agire come canale di assorbimento per le molecolole dell'odore. Le molecole volatili come la vaniglia, o il profumo di una rosa, giungono a dei recettori situati sulla peluria in una parte del naso chiamata epitelio e interagiscono con essi. Il risultato dell'interazione delle molecole dell'odore con l'epitelio giunge al cervello come segnale elettrico. Questi segnali elettrici sono poi percepiti come un profumo dal cervello. Quindi, tutti gli odori che interpretiamo come piacevoli o spiacevoli sono semplici percezioni che vengono generate nel cervello dopo che l'interazione con le molecole volatili è stata mutata in segnali elettrici. La fragranza del profumo, di un fiore, di un cibo che piace, del mare - in breve tutti gli odori che possono piacere o non piacere - sono percepiti nel cervello. Le molecole dell'odore, però, non giungono mai davvero al cervello. Nel nostro senso dell'olfatto, sono solo i segnali elettrici a giungere al cervello, come accade con i suoni e le immagini.

Di conseguenza, un odore non viaggia in nessuna particolare direzione, perché tutti gli odori sono percepiti dal centro dell'olfatto nel cervello. Per esempio, l'odore di una torta non viene dal forno, nello stesso modo in cui l'odore della pietanza non viene dalla cucina. Analogamente, l'odore del caprifoglio non viene dal giardino e l'odore del mare, un po' lontano da te, non proviene dal mare. Tutti questi odori sono sentiti in un certo punto, in un relativa area cerebrale. Non c'è concetto di destra o sinistra, davanti o dietro, al di fuori di questo centro sensoriale. Sebbene ognuna delle sensazioni sembri aver luogo con diversi effetti, e possa sembrare provenire da diverse direzioni, tutte di fatto accadono all'interno del cervello. Si presume che gli odori che si trovano nel centro dell'olfatto del cervello siano gli odori degli oggetti materiali esterni. L'immagine della rosa, però, è generata nel centro della visione e il suo odore è generato nel centro dell'olfatto. Se anche ci fosse un odore reale all'esterno, non si potrebbe mai entrare in contatto con il suo originale.

George Berkeley, un filosofo che ha compreso l'importanza di questa verità, afferma "In principio, si pensava che colori, odori, ecc., 'esistessero realmente', ma in seguito tali opinioni furono abbandonate, e fu compreso che essi esistono esclusivamente come dipendenti dalle nostre sensazioni".

Può essere istruttivo prendere in esame i sogni al fine di comprendere il fatto che un odore è solo una sensazione. Quando si sogna, nello stesso modo in cui le immagini sono viste molto realisticamente, anche gli odori sono percepiti come fossero reali. Per esempio, una persona che nel suo sogno va al ristorante, può scegliere la sua cena tra gli odori dei cibi sul menu; sognando una gita al mare si sente distintamente l'odore del mare, e sognando un giardino di margherite si farebbe esperienza, nel sogno, del piacere dei magnifici profumi. Similmente, sognando di andare in un negozio di profumi e di scegliere un profumo, si sarebbe in grado di distinguere tra gli odori dei profumi, uno a uno. Tutto, nel sogno, è così realistico che quando ci si sveglia si può essere colti di sorpresa da questa circostanza.

Di fatto, non è necessario analizzare i sogni per comprendere l'argomento. Basta anche solo immaginare una delle situazioni citate, come l'esempio delle margherite. Se ci si concentra sulla margherita, si può avere l'impressione di essere consapevoli del suo profumo, anche se non è lì. Il profumo, in questo momento, si trova nel cervello. Se vuoi visualizzare tua madre nella tua mente, puoi vederla nella tua mente, anche se non è lì di fronte a te; nello stesso modo puoi immaginare l'odore del giglio, anche se non è lì.

TUTTI GLI ODORI SI TROVANO NEL NOSTRO CERVELLO
NON CI SONO ODORI NEL MONDO ESTERNO

Michael Posner, uno psicologo, e Marcus Raichle, un neurologo dell'università di Washington, parlano del problema di come la visione e gli altri sensi si formino anche in assenza di stimoli esterni:

Apri gli occhi, e una scena riempie il tuo panorama senza sforzo; chiudi gli occhi e pensa a quella scena, e puoi richiamarne l'immagine, certamente non tanto vivida, nitida o completa come una scena che si veda con i propri occhi, ma tale comunque da coglierne le caratteristiche essenziali della scena. In entrambi i casi, un'immagine della scena prende forma nella mente. L'immagine che si è costituita da reali esperienze visive viene chiamata "percetto", per distinguerla da un'immagine immaginata. Il percetto prende forma come risultato della luce che colpisce la retina e invia segnali che sono ulteriormente elaborati nel cervello. Ma in che modo accade che possiamo creare un'immagine quando non c'è luce che colpisca la retina e invii tali segnali?10

 


La funzione del naso è quella di ricevere i segnali odorosi e di trasmetterli al cervello. L'odore di una zuppa, o di una rosa, è percepito nel cervello. Una persona, però, può sentire l'odore della rosa o della zuppa in un sogno, anche in assenza di zuppe o rose. Dio dà forma a un insieme così convincente di sensazioni all'interno del cervello, con il gusto, l'odorato, la vista, il tatto e l'udito, che è necessaria una lunga spiegazione per dimostrare alle persone che tutte queste sensazioni sono ubicate nel cervello e che, in realtà, non si ha relazione alcuna con gli originali di ciò che vedono. Questa è la magnifica sapienza di Dio.

Una persona può crearsi l'immagine di sua moglie o immaginare l'odore di una margherita nel suo cervello con una minima concentrazione. La domanda è, allora: chi vede senza bisogno di un occhio o sente un odore senza bisogno di un naso, cose che non sono fisicamente prossime? Questo essere è l'anima della persona.


Non c'è bisogno di una fonte esterna per costituire un'immagine nella mente. La stessa circostanza vale per il senso dell'olfatto. Nello stesso modo in cui si è consapevoli, nei sogni o nell'immaginazione, di un odore che non esiste realmente, non si può essere sicuri se questi oggetti, di cui se ne sente l'odore nella vita reale, esistano all'esterno di noi. Anche presumendo che questi oggetti esistano al di fuori di noi, non è possibile mai entrare in relazione con gli oggetti originali.

Ogni sapore si trova nel cervello

Si può parlare del senso del gusto in maniera simile a quella in cui abbiamo parlato degli altri organi sensoriali. Il gusto è causato da piccole papille poste sulla lingua e nella gola. La lingua può riconoscere quattro diversi gusti, amaro, aspro, dolce, salato. Le papille gustative, in seguito a una catena di processi, trasformano l'informazione sensoriale in segnali elettrici che poi trasferiscono al cervello. In seguito, questi segnali sono percepiti dal cervello come gusti. Il gusto di cui si ha esperienza quando si mangia una torta, uno yogurt, un limone o un frutto è, in verità, un processo di interpretazione di segnali elettrici nel cervello.

L'immagine di una torta sarà associata al gusto dello zucchero. Ciò avviene nel cervello e tutto quanto è percepito è relativo alla torta che piace tanto. Il gusto di cui si è consci dopo aver mangiato la torta con grande appetito, non è altro che un effetto generato nel cervello da segnali elettrici. Si è consapevoli esclusivamente di ciò che il cervello interpreta degli stimoli esterni. Non si può mai entrare in contatto con l'oggetto originale; per esempio non si può vedere, odorare, gustare il cioccolato reale di per se stesso. Se i nervi del gusto nel cervello fossero recisi, sarebbe impossibile che il gusto di qualsiasi cibo mangiato raggiungesse il cervello, e si perderebbe completamente il senso del gusto. Il fatto che i gusti di cui si è consapevoli appaiano straordinariamente reali, di certo non dovrebbe trarre in inganno. Questa è la spiegazione scientifica della questione.

 

TUTTI I SAPORI SI TROVANO NEL NOSTRO CERVELLO

Anche il senso del tatto si trova cervello

Il senso del tatto è uno dei fattori che impedisce alle persone di convincersi della verità succitata per cui il senso della vista, dell'udito e del gusto si trovano all'interno del cervello. Per esempio, se si dicesse a qualcuno che vede un libro nel suo cervello, egli, se non ci pensasse attentamente, risponderebbe "Non può essere che io veda il libro nel mio cervello - guarda, lo sto toccando con la mia mano". Oppure, se si dicesse "Non possiamo sapere se l'originale di questo libro esista o meno come oggetto materiale esterno", di nuovo la stessa persona dalla mentalità superficiale potrebbe rispondere "No, guarda, lo sto tenendo in mano e ne sento la durezza - non è una percezione ma un'esistenza che ha realtà materiale".

C'è un fatto, però, che persone del genere non riescono a capire, o che forse semplicemente ignorano. Anche il senso del tatto si trova nel cervello tanto quanto tutti gli altri sensi. Ciò a dire che, quando si tocca un oggetto materiale, si sente se è duro, morbido, umido, appiccicoso o serico nel cervello. Gli effetti che provengono dai polpastrelli sono trasmessi al cervello sotto forma di segnali elettrici e questi segnali sono percepiti nel cervello come senso del tatto. Per esempio, quando si tocca una superficie ruvida, non è possibile sapere in alcun modo se la superficie è, in verità, davvero ruvida, o la sensazione reale data da una superficie ruvida. Questo perché non si può in alcun entrare in contatto con l'originale di una superficie ruvida. La conoscenza che si ha del contatto con una superficie ruvida è l'interpretazione data dal cervello a determinati stimoli.

Una persona, mentre discorre con un caro amico bevendo una tazza di tè, immediatamente lascia cadere la tazza quando si brucia la mano con la tazza bollente. In verità, però, quella persona avverte il calore della tazza nella mente, non sulla mano. La stessa persona visualizza l'immagine della tazza di tè nella mente, dove anche ne sente l'odore e il gusto. Quest'uomo, però, non si rende conto che il tè che sta gustando è in realtà una sensazione nel suo cervello. Egli presuppone che il bicchiere esista al di fuori di lui, e parla con il suo amico, la cui immagine si trova, anch'essa, all'interno del suo cervello. Di fatto, questo è un caso straordinario. L'ipotesi di toccare il bicchiere originale e di bere il tè originale, che sembra essere giustificata dalla sua impressione della durezza e del calore della tazza e del gusto e dell'odore del tè, mostra la stupefacente chiarezza e perfezione delle sensazioni che esistono all'interno del cervello.

ANCHE IL SENSO DEL TATTO SI TROVA ALL'INTERNO DEL NOSTRO CERVELLO

Questa importante verità, che necessita di un attento esame, è espressa da un filosofo del ventesimo secolo, Bertrand Russell:


Che tu provi la sensazione di toccare il libro che ora stai leggendo non cambia il fatto che l'immagine del libro si trova all'interno del tuo cervello. Come con l'apparire del libro, anche la sensazione tattile ha luogo nel tuo cervello.

Per quanto riguarda la sensazione tattile che abbiamo quando facciamo pressione sul tavolo con le dita, questa è un'interferenza elettrica e dei protoni sui polpastrelli, prodotta, secondo la fisica moderna, dalla vicinanza degli elettroni e dei protoni all'interno del tavolo. Se la stessa interferenza sulla punta delle dita si verificasse in qualunque altro modo, ne dovremmo avere la sensazione, independentemente dalla presenza del tavolo.11

Il fatto che Russell discute qui è estremamente importante. Di fatto, se i polpastrelli vengono stimolati in modo differente, è possibile avere delle impressioni completamente diverse. Come si mostrerà più avanti in dettaglio, questo può oggi essere conseguito mediante simulatori meccanici. Con l'apporto di un guanto speciale, una persona può provare la sensazione di accarezzare un gatto, stringere la mano a qualcuno, lavarsi le mani, o toccare un materiale duro, anche in assenza di queste cose. In verità, ovviamente, nessuna di queste sensazioni rappresenta cose esistenti nel mondo reale. Ciò fornisce una prova ulteriore del fatto che tutte le sensazioni provate da un essere umano prendono forma nella mente.

 
   
    

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1- Rita Carter, Mapping The Mind, University of California Press, London, 1999, p. 107
2- R. L. Gregory, Eye and Brain: The Psychology of Seeing, Oxford University Press Inc., New York, 1990, p. 9
3- Hoimar von Ditfurth, Der Geist Fiel Nicht Vom Himmel (The Spirit Did Not Fall From The Sky), p. 256
4- M. Ali Yaz, Sait Aksoy, Fizik 3 (Physics 3), Surat Publishers, Istanbul, 1997, p. 3
5- Daniel C Dennett, Brainchildren, Essays on Designing Minds, The MIT Press, Cambridge, 1998, p. 142
6- Daniel C Dennett, Brainchildren, Essays on Designing Minds, p. 142
7- www.hhmi.org/senses/a/a110.htm
8- Georges Politzer, Principes Elémentaires de Philosophie (Elementary Principles of Philosophy), Editions Sociales, Paris, 1954, p. 40
9- www.hhmi.org/senses/a/a110.htm
10- Michael I. Posner, Marcus E. Raichle, Images of Mind, Scientific American Library, New York, 1999, p. 88
11- Bertrand Russell, ABC of Relativity, George Allen and Unwin, London, 1964, pp. 161-162